{"id":3734,"date":"2023-11-26T10:48:36","date_gmt":"2023-11-26T09:48:36","guid":{"rendered":"https:\/\/largostudenti.it\/?p=3734"},"modified":"2024-01-20T16:45:08","modified_gmt":"2024-01-20T15:45:08","slug":"costruiamo-tutto-lalternativa-culturale-parte-dalla-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/test.largostudenti.it\/?p=3734","title":{"rendered":"COSTRUIAMO TUTTO &#8211; L\u2019alternativa culturale parte dalla scuola"},"content":{"rendered":"\n<p>In questi giorni abbiamo assistito a un altro episodio di femminicidio e con Giulia Cecchettin arriviamo a oltre cento vittime dall&#8217;inizio dell&#8217;anno. \u00c8 un numero tragico che testimonia un&#8217;emorragia inarrestabile. Oggi, 25 novembre, siamo ancora una volta tutte e tutti sgomenti di fronte alla tragica abitudine che stiamo sviluppando rispetto a questi fatti di cronaca. Siamo stufe e arrabbiate per l\u2019immobilismo della societ\u00e0 nei confronti della violenza, ci sentiamo impotenti di fronte alla consapevolezza di non poter essere sempre noi padrone del nostro destino, come \u00e8 successo a Giulia. Siamo attoniti e ci sentiamo corresponsabili perch\u00e9 condividiamo il seme di una cultura che vorremmo non ci appartenesse ma che senza rendercene conto risiede in noi e ci influenza quotidianamente. L&#8217;uccisione di Giulia ci conferma l&#8217;immagine di un mondo ancora troppo violento, in continuo conflitto. Se pensiamo di non aver mai assistito a scene di violenza, si tratta certamente di una condizione di privilegio che ci rende ciechi alla questione e non ci permette nemmeno di vedere il problema. Se ci costruiamo alibi del tipo:&#8221;Non posso fare molto se non rispettare il mio prossimo&#8221;, siamo essenzialmente complici di questa banalit\u00e0 del male. Ognuno di noi contribuisce attivamente alla violenza o alla non-violenza della societ\u00e0 con i propri gesti e le proprie parole. Sentiamoci parte del problema quando non siamo in grado di fermare la violenza e sentiamoci soprattutto parte della soluzione, primi attori del cambiamento. Poniamoci le domande giuste. Non serve chiedersi &#8220;IO cosa ci posso fare&#8221;, chiediamoci piuttosto &#8220;NOI cosa possiamo fare&#8221;. Il bene comune si realizza nel momento in cui la collettivit\u00e0 trova una strada comune, una prospettiva condivisa. Pertanto, se desideriamo fermare la violenza, dobbiamo prima unirci in un NOI, un NOI pi\u00f9 grande di quello che possiamo immaginare. Pi\u00f9 volte in questi giorni siamo stati chiamati a distruggere tutto. Siamo certamente d\u2019accordo che vadano abbattuti i tab\u00f9, le disuguaglianze, i pregiudizi e ogni genere di sopruso; tuttavia, preferiamo COSTRUIRE TUTTO, ma soprattutto COSTRUIRE TUTTE E TUTTI INSIEME. Costruiamo una cultura rinnovata di cura e di attenzione, costruiamo una cultura che non permetta le violenze, costruiamo, insieme, un\u2019alternativa credibile. Agiamo come studentesse e studenti, come donne e uomini, come adulti e giovani, come oppressi e privilegiati, insieme contro violenza. Tutta la societ\u00e0 dev&#8217;essere coinvolta in una rivoluzione culturale profonda. La Scuola ha il ruolo da capofila, anche in merito alla violenza di genere. Come gi\u00e0 citato nella scheda formativa sulla parit\u00e0 di genere, la legge 128 del 2013 ribadisce la &#8220;necessit\u00e0 per le scuole di favorire l&#8217;aumento delle competenze relative all&#8217;educazione all&#8217;affettivit\u00e0, al rispetto delle diversit\u00e0 e delle pari opportunit\u00e0 di genere e al superamento degli stereotipi di genere&#8221;. In questo contesto, a scanso di equivoci, va chiarito che l\u2019educazione all\u2019affettivit\u00e0 non \u00e8 l\u2019educazione sessuale. Come Movimento riteniamo indispensabile una educazione sessuale che ci permetta di entrare in rapporto con i cambiamenti fisiologici che un adolescente vive durante la pubert\u00e0, di conoscere il nostroo corpo, di sfatare i tab\u00f9 legati al tema e di apprendere alcune essenziali pratiche di prevenzione. Nello stesso tempo, invece, educare all&#8217;affettivit\u00e0 \u00e8 indispensabile perch\u00e9 significa contribuire allo sviluppo di pratiche di rispetto dell\u2019altro, delle emozioni, di gestione dei conflitti e di tutta la sfera comportamentale che entra in gioco nel rapporto con altre persone. In pi\u00f9, l\u2019educazione all\u2019affettivit\u00e0 non va vista solo nell\u2019ottica della parit\u00e0 di genere o nella prevenzione alla violenza, ma ha un riscontro pi\u00f9 ampio nella vita familiare, nei rapporti di amicizia, nelle dinamiche sociali e politiche, nonch\u00e9 nel riconoscimento della propria identit\u00e0 affettiva. L\u2019educazione affettiva deve permetterci di imparare a conoscerci per conoscere l\u2019altro, imparare a riconoscerci per rispettare e accogliere l\u2019altro. Allora, ancora una volta, gridiamo a gran voce e chiediamo che percorsi di educazione all\u2019affettivit\u00e0 vengano attivati in maniera credibile nelle Scuole. Abbiamo bisogno di un\u2019educazione affettiva che ci formi in maniera completa come individui capaci di stare nella societ\u00e0 e di costruire relazioni sane e durature basate sul rispetto. Desideriamo una Scuola che ci dia gli strumenti per imparare ad accettare le decisioni e gli stili di vita degli altri, anche se non sono perfettamente in linea con i nostri, per saper gestire le nostre emozioni nei rapporti con l\u2019altro. Bisogna iniziare fin dalla scuola dell\u2019infanzia, al fine di intraprendere un percorso graduale, che affronti ogni tappa del difficile percorso che \u00e8 lo sviluppo. Serve personale adeguatamente formato e non basta delegare a un professore questo compito. Vanno incoraggiati investimenti a favore di figure come gli psicologi, dotati delle competenze adeguate per accompagnare ragazze e ragazzi nell\u2019affrontare delle dinamiche cos\u00ec apparentemente semplici, eppure cos\u00ec decisive per la costruzione di una societ\u00e0 equa e giusta. La formazione in ambito affettivo non pu\u00f2 essere rimessa alla spontanea iniziativa delle famiglie o dei singoli. Non \u00e8 detto infatti che il contesto relazionale al di fuori della scuola aiuti le studentesse e gli studenti a migliorare la propria attitudine relazionale: non dobbiamo dimenticare che una gran parte delle violenze di genere si consuma in ambito domestico e che pi\u00f9 in generale non \u00e8 scontato che ogni contesto familiare possa costituire un esempio in quest\u2019ambito. Infatti, proprio per queste situazioni di fragilit\u00e0, la scuola \u00e8 chiamata a curare la formazione di noi studenti e studentesse anche sotto il profilo affettivo. Vorremmo che da questi pensieri, scritti condividendo sensazioni di tante e tanti di noi, nascessero discussioni di gruppo o sincere riflessioni informali, che vadano oltre la retorica del commento al fatto di cronaca, ma che siano occasioni per confrontarsi pi\u00f9 intimamente le une con gli altri e iniziare insieme una rivoluzione gentile della nostra cultura. Infine permetteteci un pensiero per Giulia e la sua famiglia, a cui esprimiamo il nostro cordoglio e che accompagniamo con una preghiera rumorosa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right\"><em>I ragazzi e le ragazze dell&#8217;equipe nazionale<\/em> <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questi giorni abbiamo assistito a un altro episodio di femminicidio e con Giulia Cecchettin arriviamo a oltre cento vittime dall&#8217;inizio dell&#8217;anno. \u00c8 un numero tragico che testimonia un&#8217;emorragia inarrestabile. Oggi, 25 novembre, siamo ancora una volta tutte e tutti sgomenti di fronte alla tragica abitudine che stiamo sviluppando rispetto a questi fatti di cronaca. 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